Le promesse di Urso? Nel cestino. Protestano Adiconsum e Unrae. Governo e Stellantis ai ferri cortissimi
L’ha capito l’associazione Adiconsum, che protesta. E protestano duramente anche i costruttori esteri aderenti all’Unrae. Mentre Adolfo Urso dichiara che tratterà con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per “trovare altre risorse a sostegno della filiera dei componentisti auto”. Ma nessun cenno agli incentivi.
Il taglio dell’80% sui fondi stanziati da qui al 2030 per il sostegno all’automotive ha tutto il sapore di “ripicca” contro Stellantis, rea di non aver garantito la quota di produzione tricolore chiesta dal governo, cioè un milione di auto all’anno contro le circa 350 mila attuali. Ora i rapporti fra il carmaker italo-francese e il governo Meloni sono ai minimi termini. Tanto che il presidente di Stellantis John Elkann ha declinato ieri l’invito ad un’audizione in Parlamento. E per questo è stato duramente attaccato da Giorgia Meloni, ma anche dalla segretaria Dem Elly Schlein. Secondo noi a torto, visto che Elkann non ha ruoli esecutivi, mentre lo stratega di Stellantis, che è l’amministratore delegato Carlos Tavares, era già stato audito in Parlamento appena 3 settimane fa (ed era finito sulla graticola della maggioranza di centro destra).
I conti del taglio: restano circa 200 milioni all’anno
I conti del taglio scritto nero su bianco nel testo della Legge di Bilancio 2025 trasmesso alle Camere sono impietosi. Li ha rifatti anche l’associazione dei costruttori esteri Unrae. Sono questi. Il “Fondo per la transizione verde, la ricerca, gli investimenti del settore automotive e per il riconoscimento di incentivi all’acquisto di veicoli non inquinanti”, istituito dal governo Draghi nel 2022, stanziava 8,7 miliardi di euro fino al 2030.
La notizia, «totalmente inattesa» scrive l’Unrae, è arrivata «senza alcuna interlocuzione preventiva con gli stakeholder di riferimento». E «contraddice clamorosamente» non solo le dichiarazioni del Ministro Urso in sede di Tavolo Automotive, ma anche le «numerosissime pronunce di attenzione al settore – da parte del Ministro stesso e di altri autorevoli esponenti governativi».
Secondo l’Associazione il «massiccio abbattimento delle risorse minaccia gravemente gli sforzi finora profusi per raggiungere gli obiettivi e i target ambientali fissati a livello europeo». E «rischia di avere come unica conseguenza quella di arrestare immediatamente il processo di transizione verde, già in forte ritardo – in Italia – rispetto ad altri mercati e ad altri Paesi produttori concorrenti, e di bloccare definitivamente il rinnovo di un parco circolante sempre più vetusto, insicuro ed inquinante».
La decurtazione, nota ancora l’Unrae, è «sproporzionata se si considera che i capitoli di spesa riservati ad altre industries vengono ridotti mediamente del 5-10%». Ciò dimostra l’intenzione di «un disimpegno totale sia dal lato del sostegno alla domanda che di quello all’offerta».
Dall’auto alle armi, ecco dove sono finiti i fondi
Dove sono finiti i fondi sottratti all’industria dell’auto? Il Sole 24 Ore scrive che la fetta maggiore dei finanziamenti sottratti all’automotive finiranno allo sviluppo nel settore aeronautico, alla tecnologia per la difesa aerea nazionale, alle unità navali Fremm e al settore marittimo. Tre miliardi in più, per un totale di oltre 11,3 miliardi spalmati fino al 2039. Meno soldi all’auto e più all’industria militare, insomma.
E se è vero che la riconversione alla tecnologia elettrica potrebbe causare al settore la perdita di 70.000 posti di lavoro, cosa intende fare il governo? Adolfo Urso ha rispolverato la ricetta già bocciata a Bruxelles un mese fa: rivedere scadenze e modalità della transizione elettrica.
Sulla possibilità di rimpolpare il Fondo Automotive il responsabile del Mimit non sembra farsi troppe illusioni: «Valuteremo insieme al ministro dell’Economia – ha dichiarato – se in questo percorso della manovra economica sia possibile incrementare il fondo al fine di raggiungere questo obiettivi, in particolare il sostegno alla filiera della componentistica, che è un orgoglio del Made in Italy, affinchè possa rafforzarsi e restare competitiva».
Ma l’asso nella manica, ha aggiunto, sarà chiedere «che vi sia una visione di piena neutralità tecnologica, perché l’elettrico non è una religione ma una tecnologia». Nel frattempo «lavorare con altri Governi per un documento che impegnerà le istituzioni europee a rivedere da subito il percorso; ciò significa anticipare all’inizio del 2025 l’esame della clausola di revisione».
Gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche? Ci pensi l’Europa
E chiedere «che siano collocate risorse importanti a sostegno delle imprese e dei consumatori per incentivarli con risorse comuni europee all’acquisto di auto ecologicamente sostenibili». Insomma, gli incentivi all’acquisto torneranno solo se a finanziarli interverrà l’Europa.
A meno che le aziende della filiera auto rimaste a secco dei previsti sostegni alla riconversione – si stima un 12% circa – non seguano l’azzardato consiglio di Ivan Losio, Partner e Italian Financial Accounting Advisory Services Leader di EY. Parlando ieri a Focus Economia su Radio 24, Losio ha suggerito che si convertano all’industria della difesa. Viste le insormontabili difficoltà a passare dall’auto termica all’auto elettrica, tanto vale saltare direttamente sui carri armati e i caccia.
E gli automobilisti italiani, che secondo il PNIEC (Piano Energia e Clima) dovrebbero passare alle auto elettriche a milioni (6 per la precisione entro il 2030)? Adiconsum auspica «un ravvedimento da parte del Governo e chiede di riproporre un Piano pluriennale di incentivi per l’acquisto delle auto, a partire dalle categorie meno inquinanti». Infatti «la transizione energetica non può subire arresti, in quanto la tematica ambientale è una priorità, come stiamo vedendo in questi giorni dagli eventi catastrofici che si stanno registrando».
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